Da anni un tema dibattuto a Capo-Verde e nei paesi che ospitano l’intera diaspora capoverdiana è quello linguistico: Capire quale lingua ufficializzare. Considerando che la lingua ufficiale nelle isole è il portoghese (studiato nelle scuole) e che la lingua nazionale è il creolo, ci si è chiesti se fosse il caso di ufficializzare il dialetto creolo che è diventata una vera e propria lingua. La si considera come perno portante della cultura tradizionale insieme ai racconti popolari, alle morna, ai cibi e a tutti quegli usi e costumi che fanno parte del folklore capoverdiano.
Bisogna sicuramente considerare che Capo-Verde è uno di quei paesi che fin dall’origine ha una storia inedita e particolare essendo stata creata, dai colonizzatori, una nuova popolazione in logo (vi era un secondo fine: quello di esportare gli schiavi nelle piantagioni americane, era un punto di raccolta e di scalo nello storico “triangolo dello schiavismo” fra l’Africa ed il Nuovo Continente). Siamo una popolazione eterogenea e mista da sempre, con differenze sostanziali da isola ad isola. È bene ricordare che Capo-Verde ha una tradizione principalmente orale e che nelle varie isole si parla il creolo che tutti più o meno comprendono nonostante le varie cadenze ed idiomi differenti.
Ci sono due filoni principali di pensiero:
Per molti l’importante è lasciare il portoghese come lingua ufficiale essendo più semplice per chi non è del luogo ed essendo una lingua ormai da tutti studiata e usata nelle situazioni di miglior rilievo.
Dall’altra parte abbiamo invece chi vorrebbe togliere definitivamente le influenze colonizzatrici e quindi abbandonare il portoghese e dare il ruolo principale e culturale al creolo, valorizzando l’appartenenza.
Ma quale idioma utilizzare?
Ci sono principalmente due idiomi che si suddividono fra le isole del nord (Barlavento) e quelle del sud (Sotavento) e per quanto il creolo sia abbastanza comprensibile da isola in isola ci sono delle differenze sostanziali anche fra le cadenze simili.
Noi giovani del Mundokriol abbiamo trattato in un nostro incontro questo tema cercando di capire meglio di cosa si trattasse; ci siamo messi in gioco per primi facendo un’attività e vedendo come tutti noi scrivevamo a modo nostro il creolo e cercavamo di farci capire. Bisogna considerare i social network che vengono usati come strumenti di comunicazione fra l’intera diaspora e paradossalmente, anche non avendo nessun tipo d’istruzione, ci si intende scrivendo (addirittura si utilizzano parole abbreviate come ad esempio in italiano “per” = “x”). Ci siamo anche confrontati con persone non capoverdiane per sapere quali fossero i loro consigli e pareri a riguardo. Per quanto sappiamo bene che sia, ed è, un argomento complesso e che non potrà certo concludersi con una manciata di righe ci tenevamo ad approfondire questo argomento e a saperne di più sulle opinioni pubbliche; a dare in minima parte un nostro contributo alla Comunità con le nostre idee e proposte.
A breve sarà inserita nel sito una sezione dedicata a delle lezioni di creolo, con i due idiomi principali (Sao Vicente per le isole di Barlavento e Santiago per quelle di Sotavento); saremo aiutati da uno studio socio-linguistico e grammaticale realizzato nel 2002. Abbiamo deciso di inserirlo anche per rendere la base creola più accessibile ai lettori non specializzati.
Sappiamo che in passato era iniziata una prima esperienza e studio di base etimologica che ancora perdura, passando per varie proposte (A. de Paula Brito, 1888; Mindelo, 1979) fino all’ ALUPEC – alfabeto unificato per la scrittura del capoverdiano – proposto nel 1994 per la Comissão de Padronização e approvato nel Dicembre del 1998 (decreto legge n°67, del31/12, BO n° 48-5° Supplemento).
Speriamo che questo tema che noi troviamo importante sproni ad una riflessione, ad un interesse e ad una ricerca maggiore per chi ne sa ancora poco o la vuole approfondire come noi. Siamo consapevoli che l’argomento è complesso e che non si risolverà in breve tempo essendo una questione già dibattuta da anni e non ancora risolta, ma è interessante sapere quel che ne pensa la nuova generazione, l’intera diaspora nei paesi ospitanti e le persone che non hanno origini capoverdiane. Inoltre bisogna considerare le conseguenze che questo fenomeno ha portato e le problematiche che si stanno verificando via via negli anni: questo infatti è stato un argomento dibattuto anche nell’ultimo Congresso dei Quadri che era centrato sul tema della Cultura; ci si è più volte chiesti con quale lingua discorrere durante il Congresso essendo l’evento maggiore di unificazione della diaspora nel quale provengono capoverdiani da vari paesi del mondo. Non bisogna dare per scontato che tutti conoscano il portoghese, infatti a parte chi è nato e cresciuto a Capo-Verde o in Portogallo nel resto dei paesi per chi coltiva le proprie radici insegna il creolo “di famiglia” ai figli; il portoghese normalmente lo si può comprendere e nel migliore dei casi lo si parla ma mentre in paesi come l’Italia, che ha un’origine neolatina, lo si intuisce più facilmente in paesi ad esempio come l’Olanda già è più difficile. Bisogna considerarla a prescindere una 3° lingua a sé.
M’crê um poema diferente
sem bróce cruzóde ta s’perà tchuva
sem m’nina ta tchorà fome
sem pôve ta sêie p’ra fóra
… Um poema diferente
c’tude pôve
ta vivê c’mâ gente.
Sukratto
Voglio un poema differente
senza braccia incrociate ad aspettare pioggia
senza piccoli che piangono per fame
senza emigrazione della gente
…Un poema differente
con tutto il popolo
che vive umanamente.
Sukratto









Di seguito ci sono consigli ed opinioni di quello che come gruppo giovani pensiamo; ci sono idee discordanti ma abbiamo trovato giusto scriverle tutte per poter aprire un dibattuto su cui stipulare un futuro studio più approfondito e anche antropologico.
· Inserire il creolo di Santiago (Badiu) perché è il più semplice nella scrittura ed è la lingua della capitale.
· Lasciare il portoghese.
· Creare un capoverdiano unico per tutti per non far torto a nessuno.
· È un argomento troppo complesso per poter decidere quale ufficializzare.
· Il creolo è una lingua a tutti gli effetti bisogna dargli la giusta importanza.
· Il badiu è semplice da scrivere ma più difficile per parlarlo; insegnare quindi il badiu per la scrittura e un creolo del Barlavento nei dialoghi.
· Nella capitale (Praia – Santiago) ormai ci sono persone di tutte le isole e la maggior parte ormai lo comprende. Inoltre è l’isola più grande e ci sono dei luoghi sperduti che parlano un badiu ancora più fitto.
· Ogni isola oltre a mantenere il portoghese dovrebbe avere un dizionario e l’insegnamento del proprio creolo nelle scuole.
· Insegnare una scrittura capoverdiana unica per tutte le isole.
· Il badiu è il creolo più puro, mentre isole come S. Nicolau e S. Vicente hanno influenze europee (es. fracese). Un po’ come il volgare fiorentino è stato usato nella base della lingua italiana si consiglia lo stesso con il badiu.
· Eliminare le radici del colonialismo.
· Creare un nuovo creolo è sconsigliato anche perché perderebbe tutta la sua storia e la tradizione popolare. Si perderebbe il valore iniziale che gli si voleva attribuire.
· Il portoghese è a sé da studiare come 2° lingua, bisognerebbe trovare un creolo comune.
· Ufficializzare è importante per togliere la dipendenza filo-europea, per l’identità del popolo e per sentirsi parte di una comunità. Nello stesso tempo non chiudersi ed isolarsi solo con il creolo.
· È bene valorizzare il creolo ma è male allontanarsi dal portoghese anche perché per chi viene dall’esterno gli è più semplice comprendere il portoghese. Conservare entrambe le lingue sarebbe la cosa migliore, togliere il portoghese vorrebbe dire isolarsi.
Come vedete ci sono vari spunti interessanti che riguardano questo argomento, puntiamo su una vostra collaborazione,
I giovani di Mundokriol ]
Ottimo lavoro come Sempre Nelly.
…a quando la traduzione?
mi piache parlare italiano.
ma seria importante voces aprenderem o kriol para podermos contactar melhor
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